Corgneto, una delle quinte dell’atipiano Colfiorito, si presenta come ambiente naturale tra i più conservati ed ammalianti della Penisola. Il silenzio, la solitudine, la rarità ed esiguità degli insediamenti umani non lasciano intuire quanto qui, in epoche remote, pulsasse la vita. Le sommità delle alture conservano le rovine dei castellieri, abitati da gruppi familiari umbri fin dal sec. X a. C.; le mura, le lapidi, gli utensili scavati a Plestia rivelano una città umbra e poi romana di molti commerci, promossa presto a sede vescovile, rimasta abitata ed operosa almeno fino allo scadere del primo millennio; a partire dal sec. XI si moltiplicano sul territorio i castelli (Elci, Percanestro, Rocchetta, Popola, Verchiano, Colfiorito), le abazie e i luoghi sacri (S. Salvatore d’Acquapagana, Madonna del Piano). Nel 1368 nel Convento di S. Bartolomeo di Brogliano prende avvio, ad opera di fra Paoluccio Trinci dei Signori di Foligno, la riforma dei Minori che, indicati dal volgo dell’altipiano come “zoccolanti” per la calzatura subito adottata, saranno alfine designati “Osservanti” a motivo della scelta di ricondurre le comunità all’osservanza rigida della regola di Francesco. In prossimità delle rovine di Plestia sono visitabili due grandiose gallerie sotterranee: una costruita nella prima età imperiale romana, forse per regolare il livello del lago sulla cui riva si estendeva la città, l’altra costruita nel 1458 da Giulio Cesare Varano, Signore di Camerino, per prosciugare il lago ed ottenere pascoli. Ricca ancora di vegetazione acquatica molto varia e di presenze animali la c. d. palude di Colfiorito, luogo di sosta della fauna avicola, tra la più rara e splendida che sorvoli la Penisola.

 

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